Il caso Barilla: i rischi di una comunicazione superficiale
Gli scorsi giorni hanno fatto molto scalpore le dichiarazioni di Guido Barilla rilasciate a LaZanzara su Radio24.
“Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca.”
Le reazioni dell’opinione pubblica non si sono fatte attendere. Gli utenti indignati hanno sfogato il proprio disappunto su Twitter con commenti velati di satira ed ironia. Eccone alcuni emersi selezionando l’hashtag #Barilla o #Boicottiamobarilla:
Nel mulino che vorrei ci sono tutti gay.
Ah, la famiglia tradizionale vive accanto a un mulino. Ha un fiume che scorre accanto alla casa e alle 8 di mattina ridono tutti. Mah.
Il sciur #Barilla vuole solo la famiglia tradizionale negli spot. Non a caso Banderas se la spassa con una gallina.
Barilla preferisce la famiglia tradizionale, nel prossimo spot un marito picchierà la moglie.
Con tutto quello che costa la pasta Barilla rispetto alle altre, la mia famiglia eterosessuale la sta boicottando da anni.
Scusi, mi dà mezzo chilo di spaghetti eterosessuali?
Ma perché tutto questo clamore per la #Barilla? Lo sanno tutti che i gay non possono mangiare carboidrati.
Dove c’è #Barilla c’è casa (Pound).
Ma se i politici ed i consumatori hanno alimentato il dibattito su Twitter, sono i brand competitor che tempestivamente hanno cercato di trarre vantaggio dalla situazione, sottolineando la propria apertura verso gli omosessuali.
A tal proposito, il messaggio più incisivo è stato quello di Althea, che ha pubblicato un video raffigurante il bacio tra due uomini seduti a tavola.
Ma è davvero così discutibile la dichiarazione del presidente Barilla?
Io penso che la sua dichiarazione sia rispettabile. Affermando che i gay non fanno parte del suo target principale ha semplicemente fatto una scelta di marketing.
L’errore di Guido Barilla risiede nel “come” ha comunicato la sua decisione! Utilizzando altre parole e la forma di comunicazione più idonea avrebbe sicuramente destato meno clamore.
D’altronde per i potenti è facile diventare bersaglio dei social network quando sbagliano. Ed in questi casi è inutile combattere perché si rischia solo di peggiorare la situazione. L’unica strada da percorrere è scusarsi, proprio come ha fatto il presidente Barilla, prima con un tweet e poi con un video.
Nel video, Barilla non ha cercato di arrampicarsi sugli specchi e non ha risposto male a tutte le persone che hanno sfregiato la bacheca di Facebook con insulti, minacce e rimproveri, ma ha dimostrato sensibilità all’accaduto, apertura verso il dissenso e disponibilità a recuperare la frattura in corso.
È per questo che uscirà dal fattaccio più forte di prima, bruciato da quest’esperienza, ma sicuramente più attento in futuro!
E voi cosa ne pensate della vicenda?




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